FAIR PLAY ALL’ITALIANA

Giuseppe Pillon, all’epoca dei fatti allenatore dell’Ascoli

Gol rubato, rissa, cartellino rosso, gesto riparatore. Successe un po’ di tutto in quell’Ascoli-Reggina di 10 anni fa.

È il 5 dicembre 2009, allo Stadio Del Duca si gioca la Serie B, in una rude e fredda serata invernale. Dopo 15 minuti il reggino Valdez cade a terra infortunato, probabile stiramento, un difensore amaranto cerca di buttare la palla in fallo laterale per consentire le cure al compagno e i giocatori reggini si fermano. Il capitano dei bianconeri Sommese però, probabilmente non accorgendosi della situazione, si avventa sul pallone evitando la sua uscita dal campo, si invola verso la porta della Reggina e appoggia per Antenucci che non sbaglia, timbrando l’1-0.

Pillon da giocatore, stagione 1980/81

Si scatena il putiferio. Gli avversari si scagliano contro Antenucci e Sommese, ne nasce una rissa, spintoni, insulti e applausi ironici per il gesto poco sportivo. Costa guadagna anzitempo gli spogliatoi per aver colpito Sommese: espulso.

Finchè dopo un lungo conciliabolo tra le panchine il tecnico ascolano Bepi Pillon decide di chiudere una brutta pagina per il calcio italiano ordinando ai suoi giocatori di restare immobili per far pareggiare la Reggina. Pagano può quindi segnare il gol dell’1-1 che ristabilisce l’ordine in campo. L’Ascoli, nonostante l’uomo in più, perderà addirittura per 3-1 la partita, ma per Pillon l’onore viene prima di tutto. Anche per lui sarà premio fair play.

“Da noi ci sono troppi interessi che rendono la partita una sofferenza e non una gioia”.

Giuseppe Pillon

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